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Libera Associazione a favore di Enduro 'gnorante e Libagioni abbondanti

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Storia

Gli Esordi

Non ho mai pensato di mettere il sedere sulla sella di una moto vera, o almeno non in età adulta. Poi, dopo un processo meditativo che non sto a raccontare - ve lo può raccontare l’Aresi - mi sono ritrovato una domenica mattina a Lonate ad spettare che arrivassero quelli che sarebbero stati i miei compagni di avventura per anni.
Inutile dire che ero sveglio molto prima del dovuto e che la nottata non è era stata esattamente riposante, ansia da prestazione.
Pochi giorni prima avevo acquistato un KTM 250 monoalbero del 2001 che aveva i suoi giorni migliori dietro di sé. Stanca e spompa poteva aspirare a finire la propria carriera come tagliaerba. Io invece le chiedevo di iniziarne una nuova.
Sto aspettando ormai da diversi minuti, sono arrivati quasi tutti, non conosco nessuno e qualcuno è in ritardo, allora si decide di fare un colpo di telefono a colui che manca all’appello.
Sto cagando – tra un po’ arrivo.
E avrei dovuto capire sin da subito con chi avrei avuto a che fare per gli anni a seguire.
All’inizio eravamo io, il Carlö, il Luca Bonicalzi e Antonio che non aveva ancora la acca in mezzo. Se devi iniziare un’avventura come quella dell’enduro da zero come ho fatto io, non puoi augurarti dei compagni migliori.
Carlö era il leader indiscusso per meriti di carriera, non mi ha mai risparmiato niente. Se c’era una mulattiera da fare, mi dispensava consigli – neanche tanti – andava su, si accendeva una sigaretta e aspettava, non mi ha mai preso per il culo, cosa fondamentale per non scoraggiare un novizio. A portarmi su la moto ci pensava Antonio, tutto contento di rendersi utile. Il Luca Bonicalzi aveva il compito di chiudere il gruppo, è una sicurezza sapere che dietro di te c’è qualcuno che veglia sulla tua vita, sai che non perderai il gruppo e puoi sempre fare affidamento su quello che arriva dietro.
Era il 2004, pensavo di aver buttato poche migliaia di euro per una moto che alla fine dell’estate avrei venduto per tornare alle mie solite occupazioni. Non sapevo come sarebbero andate le cose, non potevo neanche lontanamente immaginarlo. Se mi avessero detto che da lì a poco sarei andato in Marocco con amici che avevo perso di vista da anni, mi sarei fatto una bella risata. Eppure è successo.
Nel frattempo e passata un’intera stagione di Enduro, non ho ancora comperato la giacca. Ho passato tutto l’inverno tra Cameri ed il giro dell’Iper di Varese con il K-Way, sempre convinto che non valga la pena spendere soldi, tanto tra un po’ smetto.
Nel frattempo per celebrare come si deve il nostro primo inverno enduristico organizzo una cena al circolo di Buguggiate con i miei tre compagni.
Antipasto all’Italiana a base di salumi misti, tris di paste con sughi vari ed un secondo di polenta e baccalà, caffè e ammazzacaffè. Alla fine della cena il Carlö gioca il jolly, dice di avere ancora un po’ di famina. Ismaele, il gestore del circolo, dice di avere avanzato solo della polenta e gorgonzola, una benedizione dal cielo che terrà occupate le nostre “ganasse” per la mezzora a seguire.
Dopo aver mangiato come dei Cosacchi la notte prima della battaglia, prendiamo la via di casa. Ci fermiamo all’autogrill in autostrada per un caffè e poi proseguiamo verso Gallarate dove propongo di fare quattro passi per smaltire un po’ il carico. Ma poco dopo ci ritroviamo fatalmente seduti nell’unico bar aperto dove ordiniamo qualche bottiglia di vino. Sul bancone del bar fanno bella vista di sé delle uova sode, il Carlö chiede timidamente al barista:
" ma queste sono uova sode?"
"si, certo. Se vuoi puoi prenderne una"
Risposta sbagliata.
Nei pochi minuti a seguire se ne mangia sei.
Io, Antonio e Luca ci fermiamo a tre.
È ufficiosamente nata la scuderia Manetta&Forketta.
LP

I Giorni Nostri

E come ogni cosa che parte da buoni presupposti a da solide basi, lo sparuto gruppo di 4 enduristi senza coscienza di sé, si è trasformato in un gioiellino del quale siamo tutti orgogliosi. Oggi Manetta&Forketta vanta una struttura che prevede una presidenza, un’amministrazione, una foresteria, cambusa e cambusieri.
Oltre 40 soci sostenitori transgenerazionali, si va dall’industriale al laureando, dal ventenne smanioso di imparare le tecniche dell’enduro alle vecchie glorie dei rally internazionali. Tutti riuniti sotto il marchio Manetta&Forketta con l’unico e nobile intento di fare dello sport, divertirsi e qualche volta aiutare chi ne ha bisogno con opere di beneficenza.
I nostri obiettivi sportivi di oggi sono un po’ cambiati da quando facevamo le prime scampagnate al campo dei carristi di Cameri. Le ruote del Team M&F nel frattempo hanno lasciato le loro impronte sulla sabbia del deserto, sui fianchi delle montagne dell’Atlas Marocchino e sulle mulattiere della Sardegna, ma lo spirito è rimasto il medesimo di allora.
Dare del gas, scannare in mulattiera, sudare, imprecare, chiedersi –ma chi me l’ha fatto fare - prendersi un po’ per il culo tra di noi e finire il tutto davanti ad una tavola imbandita.
LP